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Il Liceo Artistico "Lisippo" di Taranto prende il nome da un famoso scultore greco, attivo nell'età di Alessandro Magno.
Lisippo nacque a Sicione, nel Peloponneso.Plinio pone lacune della sua carriera artistica nell'olimpiade 113° (328-324 a.C.), ma poiché sappiamo che eseguì un ritratto di Selenco Nicatore, dobbiamo pensarlo attivo fino alla fine del secolo.
Duride di Samo lo dice formatosi al di fuori di ogni scuola e
senza un maestro, bensì studioso della natura dietro il consiglio
di Eupompo; ma certo, a Sicione, dovette risentire l'influsso della tradizione policletea e della grande plastica ergiva.
Fu un bronzista, lavorò molto in Sicione, ma anche in altri centri della Grecia, il suo stile è noto a noi solo attraverso alcune copie, infatti nessuna sua opera è giunta.
Una delle sue più famose opere è l'Apoxyònenos, rappresentante un atleta in atto a detergersi con lo strigile, strumento metallico rinervo e fornito di manico.
L'originale, bronzeo, fu portato da Agrippa a Roma, dove andò perduto.Un'attenta osservazione dell'opera permette di riconoscere gli aspetti innovativi apportati da Lisippo al linguaggio di Policleto: viene mantenuta la distinzione tra gamba tesa e flessa ma, nello stesso tempo, anche attenta per il fatto che il peso del corpo poggia in parte su quella flessa; la figura si allunga, con un effetto di tensione lineare; la testa si rimpicciolisce e lo schema della frontalità si rompe a causa della leggera flessione del corpo che accompagna il tendersi delle braccia in avanti.
Lisippo ha, in questo caso, rappresentato l'atleta in una posa quasi casuale, trascurando quello che è idealmente l'atteggiamento, più significativo della figura dell'atleta.
Molte sono le statue raffiguranti Eracle che le fonti attribuiscono a Lisippo, forse quella che era nell'agorà di Sicione ci è pervenuta in copie marmoree (fra cui quella eseguita da Glicone, ora al Museo di Napoli, in quest'opera il soggetto è raffigurato stante, nudo, appoggiato alla clava in atteggiamento di riposo.
Un Eracle colossale in bronzo era a Taranto e fu trasportato a Roma da Fabio Massimo; uno molto piccolo, invece, appartenne ad Alessandro Magno, che lo portava sempre con sé.
Lisippo fu ritrattista di Alessandro e lo raffigurò sia in posa eroina, stante, con l'asta e con il volto rialzato, sia a cavallo fra una schiera di cavalieri in un gruppo bronzeo (forse raffigurante la battaglia del Granico), sia in un gruppo eseguito
insieme con Leocrate e votato da Cratero e Delfi,
raffiguranti l'aiuto portato da questi ad Alessandro assalito da un Leone in una caccia.
Lisippo ha realizzato anche molte teste di Alessandro che mostrano evidenti caratteri lisippei nell'energia ritmica e nel modellato masso ed energico.
Lisippo fu, infatti, anche un grande ritrattista che costruì nella ritrattistica, un canone che durò fino all'epoca medievale, quello del sovrano colto in apoteosi, in colloquio con la divinità.
Accanto a questo ritratto del re Alessandro che influenzò così, profondamente la ritrattistica dell'Ellenismo, Lisippo eseguì vari altri ritratti, come quelli di Efestione di Pite di Abolera, di Esopo, di Prossilia e, molto importante quello di Socrate.